TRASLOCATORE, MESTIERE DI BRACCIA E TECNOLOGIA PER UN MONDO CHE SI SPOSTA

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“Non ho mai attivato l’assicurazione”. Parola di Francesco Bernardi, 57 anni, ternano, ragioniere, da sempre attivo nella ditta di traslochi fondata dal padre Quinto, 83 anni, ancora attivo nell’azienda. Per un traslocatore non avere mai risarcito un cliente è indice di professionalità, cura nel lavoro e dotazione di tutta la tecnologia necessaria.

Oggi l’azienda ha un capannone nella zona industriale di vocabolo Sabbione, 6 dipendenti, 7 furgoni, 3 carrelli elevatori e tutti gli strumenti necessari al trasloco grazie ai quali può trasferire in sicurezza ogni oggetto, dai mobili alle casseforti, agli strumenti musicali, compreso quello più difficile da spostare, il pianoforte a coda. È una storia lunga, a tratti avventurosa, che affonda le radici nelle campagne di Sismano, frazione di Avigliano Umbro.

Quinto Bernardi, il capostipite, è uno dei figli di un agricoltore/allevatore della zona. È insofferente a quella vita e sogna per lui e la fidanzata un futuro diverso. Vuole fare il traslocatore. Prende subito la patente di guida e convince il padre ad acquistare un furgone, un Fiat 615 di colore rosso, usato, perché serve a trasportare bestie e tutto quello che si produce e che serve al casale agricolo. Intanto, quasi di sotterfugio, l’allora ragazzo inizia, su richiesta delle famiglie, a trasportare mobili da un paese all’altro della zona. Ma il padre lo vuole agricoltore e allevatore a tempo pieno. Entrano in conflitto; il padre gli toglie il furgone. Insieme alla compagna che nel frattempo è diventata moglie, Silvana Giorgetti, vanno via da casa e si trasferiscono da una sorella di lui a Quadrelli. Siamo nei primi anni Sessanta. Vengono a sapere che una famiglia di agiati proprietari terrieri della zona, i Citonio, ha un nipote che vive in una villa all’Olgiata, a Roma, che ha bisogno di un maggiordomo e di una cuoca a tempo pieno; famiglia ricca, la consorte del Citonio romano era una Moretti, quelli della birra. “Mia moglie era bravissima come cuoca” ricorda oggi con commozione Quinto Bernardi. La coppia lavora e si fa benvolere; nel 1969 nasce l’unico figlio, Francesco. Dopo qualche anno si trasferiscono presso un’altra famiglia potente della Capitale, i Boccia, villa lungo l’Appia antica, e anche qui il loro lavoro è molto apprezzato. “Organizzavamo – ricorda Quinto – cene a cui erano invitati deputati, ministri e grandi imprenditori”.

Mettono su un po’ di risparmi con i quali riescono ad acquistare un appartamento a Ponte San Giovanni, Perugia, che danno in affitto.

Ma Quinto Bernardi ha sempre in mente di fare il traslocatore.

Nel 1971 fa il salto: vende all’inquilino l’appartamento di Ponte San Giovanni, acquista un furgone Fiat 625, sempre rosso e sempre usato, e inizia l’attività di traslocatore a Terni. “Ogni giorno alle 7 della mattina – racconta Quinto Bernardi – ero col furgone nella mia piazzola alla stazione ferroviaria. In accordo col gestore dello scalo ferroviario di allora, Ribaldoni, trasferivo nei negozi tutto quello che arrivava via treno. Finalmente ero riuscito a fare il lavoro che avevo sempre desiderato”. All’inizio si fa aiutare da due fratelli; cerca altre commesse.

“Ero ficchino, secco ma forte e pieno di energia, andavo dappertutto, – ricorda – a Cospea bassa avevano appena finito un palazzo. Mi sono accordato col capocantiere e abbiamo fatto i traslochi per tutti gli appartamenti, trentatré traslochi”.

Quinto Bernardi è “ficchino” e riesce ad allargare la rete dei rapporti. Entra in contatto con la grande industria del tempo. Al tempo i dirigenti della “Polymer” e della “Terni” non andavano in albergo o in appartamenti mobiliati; le aziende prendevano per loro appartamenti in affitto e i mobili se li portavano da casa. Molti di questi traslochi, decine ogni anno, li fa la ditta Bernardi.

Intanto il figlio Francesco cresce e s’iscrive all’Istituto tecnico commerciale; la moglie Silvana apre una lavanderia. Anche la ditta Bernardi si allarga: ha ormai quattro dipendenti e quattro camion.

Nel 1975 il ciclo fortunato rischia d’interrompersi. Quinto Bernardi è appena rientrato da un trasloco per la Polymer e, pedone, viene investito da un’auto in via XX Settembre. Riporta dall’incidente diverse fratture. Un calvario, tra ospedali e riabilitazione, che dura tre anni. I furgoni vengono parcheggiati. La famiglia va avanti con i proventi della lavanderia. Poi il lavoro gradualmente riprende.

Francesco Bernardi entra nell’azienda dopo il diploma, nel 1987, e ne prende quasi subito il comando. Nel 1990 viene preso in affitto un capannone/deposito nella zona industriale di Sabbione; l’attuale verrà acquistato nel 2005. “Comprendo che i tempi sono cambiati – ricorda oggi Francesco Bernardi – e che ormai il trasloco non è fatto solo di braccia e fatica ma anche e soprattutto di tecnologia. Acquisto il nostro primo carrello elevatore, 31 metri, per portare i mobili senza salire e scendere per le scale. Costava moltissimo, 100 milioni delle vecchie lire, ma l’azzardo è stato premiato. Siamo stati i primi traslocatori a Terni a dotarsi di un carrello elevatore”. Gli Ottanta e i Novanta sono anni d’oro per l’edilizia privata; la ditta trasloca mobili dalle vecchie case alle nuove. Trasloca sempre i mobili per i dirigenti della Polymer, che nel frattempo è diventata Montedison, e per la Terni, che nel frattempo è diventata Ast. Trasloca mobili anche per gli ufficiali della Guardia di finanza e della Fabbrica d’armi. Partecipa ai bandi e inizia a lavorare anche per gli enti pubblici e locali, anche per il carcere circondariale di vocabolo Sabbione.

“Negli anni recenti del Superbonus 110 – spiega l’imprenditore – è andata molto bene. Qui a Terni tante case sono state ristrutturate e durante i lavori i mobili li abbiamo appoggiati nel nostro deposito in attesa del ritorno nell’abitazione riqualificata. È un servizio che ormai facciamo abitualmente. Uno deve ristrutturare la sua casa; noi traslochiamo i suoi mobili nel nostro deposito poi, a lavoro terminato, li riportiamo nell’abitazione”.

È un lavoro complicato e meticoloso: smontaggio dei mobili, imballaggio, trasferimento, poi rimontaggio dopo il trasloco definitivo.

Adesso i carrelli elevatori sono tre; il primo è stato ceduto a una ditta di rafting sul fiume Nera che lo utilizza per spostare i gommoni. La ditta Bernardi trasloca tutto: documenti, mobili delle abitazioni, arredi dei negozi, dei bar/ristoranti, mobili degli uffici, casseforti delle gioiellerie, anche pesantissime, strumenti musicali. “Siamo specializzati – spiega Francesco Bernardi – per il trasloco dei pianoforti a coda. Lavoriamo per il Briccialdi, per orchestre e per singoli pianisti. Nel 1996 abbiamo acquistato uno strumento apposito, il pianoplan, che sale e scende per le scale con rulli di gomma senza bisogno di braccia. In tutti questi anni non abbiamo mai danneggiato nulla; non ho mai attivato l’assicurazione”.

Un settore di attività oggi in crescita è quello dello svuotamento: delle cantine, delle soffitte, ma anche di interi appartamenti. “Muoiono i nonni, gli zii, i genitori – spiega Bernardi – e lasciano l’appartamento al nipote o al figlio che magari vive in un’altra città o all’estero. Allora ci chiede di svuotare l’appartamento per poterlo poi mettere in vendita. A volte in parte ci paga con i mobili che sono dentro”. Mobili, oggetti, complementi d’arredo, quadri, stampe, biancheria, cotone antico che finiscono nel deposito e che poi la prima domenica di ogni mese nonno Quinto e il nipote Federico cercano di vendere con un banco nel grande mercato dell’antiquariato e del modernariato di Pissignano, frazione del Comune di Campello sul Clitunno; un appuntamento cult per gli appassionati che vengono da tutta Italia. Una vera passione e un grande divertimento per Quinto Bernardi.

E qui entra in campo la terza generazione dei Bernardi, Federico, 23 anni, diplomato alle Professionali. “È un lavoro che mi piace quello del traslocatore, – spiega il ragazzo – non mi fanno paura né il caldo né la fatica”.

Federico Bernardi guarda con particolare attenzione a un nuovo settore anche questo in crescita: quello dei traslochi internazionali; quello degli stranieri che spostano i loro mobili dai paesi d’origine, mobili che spesso sono ricordi, memorie, ma anche quello di tanti stranieri agiati che scelgono di vivere nelle campagne di Narni, Amelia e di Todi attratti dal fascino dell’Umbria verde dove la vita è ancora lenta e che nei casali o nelle ville acquistate trasferiscono i loro mobili.

“Il mio progetto – spiega il giovane – è quello di puntare sull’intermodalità. Non solo trasloco con i furgoni, ma furgoni collegati agli aerei e ai treni Freccia Rossa”.

Tre generazioni di Bernardi unite dalla stessa passione per un lavoro che è sempre lo stesso e che nel contempo cambia continuamente: è questo il cuore del mestiere artigiano.