Pensioni INPS, ANAP Confartigianato: «Norme anacronistiche sui pagamenti, il governo intervenga subito»

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La  “lotta  più facile”, quella contro i deboli, continua.

La tutela dei soggetti più deboli è un obbligo di qualsiasi Paese democratico e civile; nell’attuale situazione economica è innegabile lo stato di sofferenza che le classi più povere vivono, perché di questo si tratta: oltre due milioni di famiglie italiane che vivono sotto la soglia di povertà.

 Sono indiscutibilmente soggetti deboli ed è quanto mai necessario evitare cause facilmente eliminabili, che aggravano la loro esistenza. 

Contraria a questo principio è la normativa che regola la data di pagamento delle pensioni INPS, la cui applicazione ha provocato nei giorni scorsi la vibrante protesta dei pensionati che si sono visti accreditare l’importo in banca il 5 Gennaio.

 La norma che prevede il pagamento delle pensioni INPS il primo giorno bancabile del mese  è del tutto anacronistica e va modificata con urgenza, afferma Luciano Vittori, Presidente Territoriale di Anap Confartigianato, l’Associazione Nazionale Anziani e Pensionati.

Nell’epoca dell’informatica avanzata, dell’intelligenza artificiale e dei servizi bancari più evoluti, ha proseguito Vittori, è incomprensibile che la normativa continui a fare riferimento al “primo giorno bancabile” per il pagamento delle pensioni quando il primo giorno del mese è festivo. In altri Paesi come la Germania e gli Stati Uniti, in questi casi il pagamento avviene addirittura il giorno lavorativo precedente.

Per questo, ha aggiunto il Presidente Vittori, è stato chiesto al Governo, attraverso la Presidenza Nazionale ANAP, di intervenire rapidamente per modificare le norme vigenti, anche alla luce del fatto che lo slittamento delle date di pagamento si ripresenterà nei prossimi mesi di Maggio e Agosto, quando le pensioni saranno accreditate il 4 e il 3 dei relativi mesi.

Vittori ha infine richiamato l’attenzione sulle difficoltà concrete che molti pensionati si trovano ad affrontare in queste circostanze perché si tratta, come premesso, di soggetti deboli che già faticano ad arrivare alla fine del mese. Secondo gli ultimi dati disponibili, quasi altri tre milioni di famiglie vivono in condizioni di povertà relativa.

E’ legittimo quindi chiedersi perché, mentre in altri paesi si adottano misure per tutelare i pensionati, in Italia a pagare il prezzo di queste rigidità normative siano sempre e solo i soliti noti.