TERNI, 24 Agosto 2026 –La crisi commerciale e di attrattività che colpisce il cuore di Terni resta irrisolta e senza interventi specifici efficaci. In questa situazione appare ancora più stridente la proposta di delibera all’ordine del giorno della competente Commissione consiliare, che prevede il via libera a una nuova media struttura di vendita alimentare e non alimentare (M2 da 1.251,68 mq) in Via del Centenario, a Borgo Rivo.
Un’operazione che non solo incrementerà la concentrazione di aree commerciali in una periferia già satura, ma che comporterà un pesante costo per i cittadini: il dimezzamento dell’area verde destinata a parco pubblico, che verrà drasticamente ridotta da 5.530 mq a soli 1.800 mq.
Non si può dare l’impressione che in materia di commercio siano in uso due pesi e due misure. La grande distribuzione trova disponibilità e tempi relativamente celeri anche per sbloccare le varianti urbanistiche, mentre dell’adozione di strumenti efficaci di rilancio delle attività di vicinato se ne parla da anni senza che si sia arrivati a interventi concreti e la discussione sembra limitata alla probabilmente inconcludente telenovela della ZTL aperta o chiusa.
Confartigianato Terni richiede da anni un Piano di Emergenza (con risorse adeguate) per il rilancio del commercio e dell’artigianato a partire dal centro città e ha formulato a questo fine proposte concrete. (nuova politica e regolamentazione degli eventi; regole più specifiche per le attività su area pubblica che privilegino l’attrattività e i flussi di potenziali clienti dai territori vicini; riduzioni della fiscalità locale, in primis TARI e Canone Unico, per alleggerire i costi fissi delle micro e piccole imprese; interventi straordinari su decoro, manutenzione, arredo urbano, rigenerazione urbana e sicurezza, parcheggi gratuiti nella fascia dello shopping serale, ecc.)
Mentre queste proposte concrete attendono ancora una risposta, l’amministrazione si appresta a sacrificare verde pubblico per favorire l’insediamento di un nuovo polo commerciale, incrementando quella “barriera” commerciale periferica che intercetta i flussi e isola progressivamente il centro storico.
La nuova autorizzazione crea molte perplessità di opportunità e di merito. E’ difficile sostenere, infatti, che avere un nuovo centro commerciale sia interesse dei cittadini in un quartiere caratterizzato da un’altissima densità abitativa e commerciale e già afflitto da gravi criticità viabilistiche e ambientali. Via del Centenario è infatti un asse viario costantemente congestionato (come rilevato dal PUMS), in un quadrante monitorato dalla centralina ARPA di Borgo Rivo per i sistematici sforamenti di PM10.
Le previste due nuove rotatorie servono evidentemente per consentire la viabilità di accesso alla nuova struttura commerciale in via del Centenario (si raggiungerebbe un totale di 5 rotatorie e un grande incrocio su un brevissimo tratto con preoccupazioni legittime in caso di traffico eccessivo) e quindi la modifica appare funzionale soprattutto all’attrattore privato e infatti la Giunta propone di monetizzare 3.730 mq di parco pubblico che non verranno mai realizzati, incassando € 206.143,83: i cittadini di Borgo Rivo baratteranno così il loro diritto all’aria aperta e a spazi di socialità con una compensazione monetaria.
Al di là della fattibilità giuridica, che, con un intervento in variante urbanistica ad opera del Consiglio comunale viene assolta, l’operazione si scontra frontalmente, nella sostanza, con il senso e le stesse affermazioni dell’istruttoria delle linee guida del Documento di Programmazione delle Attività Commerciali (DPAC), così come presentate ai cittadini e alle associazioni di categoria in sede di approvazione: a pg. 74 si legge chiaramente come per la sottozona nord-ovest (Borgo Rivo – Campitello – Gabelletta) «non sono state previste nuove medie strutture di vendita» dalla programmazione commerciale.
Nello stesso passaggio i tecnici e l’amministrazione hanno motivato la scelta di non aver adottato “aree sature” (e Borgo Rivo avrebbe tutti i requisiti) con la motivazione di non penalizzare i piccoli negozi, i quali, nemmeno loro, avrebbero potuto aprire nelle aree sature. Ma il risultato reale di questa architettura normativa è sotto gli occhi di tutti: i piccoli esercizi di vicinato continuano a chiudere sotto la pressione della grande distribuzione e le riorganizzazioni del mercato, mentre le deroghe e la rimodulazione urbanistiche vengono ipotizzate per i grandi gruppi commerciali, come in questo caso.
Naturalmente il Consiglio Comunale quale massima assise cittadina, chiamato a valutare e a deliberare sulla variante urbanistica connessa alla realizzazione del nuovo centro commerciale, ha la piena e sovrana discrezionalità e responsabilità politica per decidere.